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Clima e ambiente del territorio lucano

A causa della limitata influenza del mare e della determinante presenza del rilievo, anche per quanto riguarda le condizioni climatiche la Basilicata ha caratteristiche che la distinguono alquanto dal resto del Mezzogiorno. Pur con differenze non di rado rilevanti da zona a zona, si può parlare in generale di clima mediterraneo con caratteri di continentalità, che via via si accentuano procedendo verso l'interno. Le estati sono ovunque calde, con massimi sui 40 °C e più, ma gli inverni possono essere anche molto rigidi; senza considerare i maggiori rilievi appenninici, nella stessa Potenza, posta a 819 m d'altitudine, si sono registrati minimi di -13 °C e persino di -15 °C.

Le precipitazioni sono molto irregolari ma, nel complesso, non scarse; si accrescono in generale procedendo da sud verso nord e da est verso ovest, dove gli elevati massicci esercitano una più rilevante azione di cattura dei venti. Dalla media di 600 mm annui della fascia collinare al confine con la Puglia e della pianura ionica si giunge abbastanza rapidamente ai 900 mm della Basilicata centrale e agli oltre 1000 di quella occidentale; non infrequenti sono le precipitazioni nevose nell'area appenninica più elevata. Tenuto conto dei valori di piovosità, la regione potrebbe alimentare fiumi di buona portata; ma il regime delle piogge, il denudamento e la franosità dei versanti danno ai fiumi lucani un carattere torrentizio, difficile da domare.

La condizione di degrado dell'ambiente naturale rappresenta il dato di fondo del paesaggio lucano. Ciò si deve alla costituzionale fragilità degli equilibri morfologici e al depauperamento operato dall'uomo nell'ammanto vegetale. Territorio naturale protetto, che conserva gli aspetti originari, è il parco nazionale del Pollino, condiviso con la Calabria; si ricorda poi il parco naturale delle cosiddette Piccole Dolomiti Lucane, un complesso molto pittoresco di rilievi, costituiti in gran parte da rocce dolomitiche, situato nell'alta valle del Basento.

 

Agricoltura lucana

Un quinto della popolazione attiva è occupata nell'agricoltura: è la più alta percentuale d'Italia (la media nazionale è dell'8%). Per contro le pratiche colturali sono molto arretrate e insufficiente è la meccanizzazione. Anche le superfici aziendali sono fattori di scarsa redditività, alternando gli eccessivi spazi di alcune aziende agricole poco sfruttate (il latifondo, tradizionale del Sud) alla frammentazione della piccola proprietà (il minifondo), costituitasi a seguito delle riforme fondiarie. È presente, tuttavia, una rete irrigua di cui beneficiano alcune zone. Prevale nettamente la cerealicoltura estensiva (grano duro, destinato per lo più ai pastifici della Campania). Non mancano le coltivazioni di legnose (vite, agrumi, olivi ecc.).

L'organizzazione dell'agricoltura in funzione commerciale è ancora limitata. L'unica zona dove essa è attivamente praticata, grazie anche all'irrigazione di cui dispone, è la piana di Metaponto, utilizzata da un'orticoltura specializzata e intensiva, anche in serra, grazie alla quale in pochi anni si è decuplicata la produzione di pomodori. Tuttora largamente praticata è la pastorizia tradizionale di ovini e caprini, cui cominciano ad affiancarsi forme più razionali di allevamento.

 

Cerealicoltura lucana

Nel 2000 la cerealicoltura ricopriva 240.127 ettari, pari a circa il 45 per cento della SAU (superficie agricola utile) regionale. Dopo cinque anni la superficie risultava pari a circa 214.940 ettari e contribuiva per circa il 20 per cento alla produzione lorda vendibile regionale, mentre nel 2007 (dati Istat) a 209.737, per poi risalire (sia pure di poco) nel 2008.

Quali sono i punti di forza della cerealicoltura lucana?

La cerealicoltura lucana è considerata da tempo settore di alta qualità. Basti pensare, ad esempio, che durante il periodo dell’ammasso obbligatorio, ai grani provenienti dal materano veniva corrisposto un prezzo più alto del 20 per cento rispetto agli altri grani. Le terre tenaci e argillose, se da un lato riducono le rese, dall’altro producono una qualità superiore. Questo, ovviamente in termini generali, ma non mancano casi di erronee scelte varietali, poco adatte al territorio lucano, che producono risultati meno interessanti.

E le criticità?

Le criticità, anch’esse storiche riguardano soprattutto le bassissime rese e l’assenza di rotazioni agronomiche che pregiudicano la conservazione del suolo nelle aree dove il grano segue se stesso da molti anni. Questo, evidentemente, pregiudica sia la resa, sia la qualità e soprattutto la possibilità di fare una cerealicoltura sostenibile dal punto di vista ambientale.